martedì, ottobre 22, 2019 Anno XV
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Il campionato che si preannuncia come il più noioso e scontato di sempre, semmai negli ultimi anni non sia stato così, è (finalmente?) cominciato.

Tra una breaking news a reti unificate per riprendere CR7 che si scaccola e l’inesorabile decadenza del Paese, tristemente simboleggiata dal crollo del ponte Morandi, approdiamo alla fine dell’estate senza grosse aspettative.

Prima di esercitarci nell’analisi sportiva, non possiamo non far sentire la nostra vicinanza alla città di Genova, ferita al cuore dall’inadeguatezza di un sistema basato sull’incuria (eccezion fatta per i profitti) che ha definitivamente messo le persone e le loro vite in un angolo.

Ma veniamo a noi.

Sto giro non ci tocca neppure lo scudetto d’agosto, saranno gli strascichi della crisi.

Ci siamo volutamente astenuti dal commentare la prima giornata in quanto risulta sempre un po’ falsata dalle scorie della preparazione e, nel caso specifico della Roma, dal consueto cambio forsennato di giocatori. Anche il gol di Dzeko al 90’, apparso più un guizzo dei singoli che il prodotto di un sistema consolidato di gioco, aveva destato qualche sospetto.

Sospetti che si sono trasformati in certezza durante il posticipo di ieri contro la sicura candidata al ruolo di anti-juve, la temibile Atalanta di Gasperini che, con tanto di turnover pre-coppa, ha preso a carcinculo la nostra difesa per tutto il primo tempo senza neppure schierare il Papu Gomez.

Ma al di là del lampante ritardo atletico di alcuni, tra cui Fazio, Manolas, Cristante, Kolarov e Pellegrini, che corrono come se avessero un aratro attaccato ar culo, si evidenza per l’ennesima volta la mancanza di un qualsivoglia progetto sportivo di questa proprietà.

Sono stati ceduti giocatori simbolo come Nainngolan e Alisson, andati a rinforzare due delle squadre che più storicamente odiamo. Va bene che pecunia non olet, ma ci risulta difficile pensare che con un paio di telefonate in più non si poteva fare meglio.

L’impressione è che il pupazzo Monchi abbia più il ruolo del bovaro di inizio ‘900. Gli veniva offerta una cifra e lui sceglieva per quella cifra la vacca che, a suo giudizio, “pesava” i soldi offerti dal fattore.

“Dottò veda che me po’ dà pe ‘na piotta”.

Ma gli pagano pure lo stipendio? Mah…

Anche il trasferimento di Strootman a mercato chiuso assomiglia di più al gruppo di vacche scazzate, in ritardo sul resto della mandria in transumanza, che un’operazione ragionata e facente parte di una strategia aziendale.

Scazzo che tutto sommato ha ormai pervaso anche i tifosi che, al di là di qualche commento social, non sentono questa squadra lontanamente vicina a ciò per cui è nata e dovrebbe rappresentare.

Scazzo (o connivenza) manifestata pure dall’allenatore, che accetta silenziosamente e fantozzianamente qualsiasi tipo di cambio al ribasso della rosa. Alla faccia di chi dice che il posto fisso non è un valore.

Lo è eccome. E da quando ci sono i palchetti e chi glielo nega il tutto esaurito?

F.P.