sabato, dicembre 16, 2017 Anno XV
          Iscrizione Torna alla Homepage Segnala il sito


da sportpeople.net

Atletico-Roma: le solite cariche, i soliti silenzi istituzionaliNon è la prima volta e né l’ultima volta che accadrà. A memoria ricordo almeno due o tre occasioni in cui la polizia spagnola ha abusato del suo potere nei confronti dei soli tifosi romanisti (successe sicuramente una volta a Valencia, qualche anno fa, e anche lo scorso anno a Villarreal e Barcellona, e in minor parte nelle recenti trasferte di Madrid contro il Real).

Potrei ampliare il caso se volessimo trattare la faccenda a livello continentale e basterebbe digitare sui motori di ricerca “spanish police” per far venire fuori numerosi articoli che ben descrivono lo sconsiderato atteggiamento delle forze dell’ordine iberiche in diverse occasioni. Ovviamente non solo allo stadio. Ma almeno nel calcio, dove detengono un certo tipo di potere, soprattutto mediatico, sarebbe il caso che organi continentali come la Uefa cominciassero a prendere le dovute precauzioni.

I fatti: poco prima dell’inizio della sfida, quando il settore ospiti presenta ormai un ottimo colpo d’occhio e tutte le pezze dei gruppi sono affisse, nella parte superiore scoppia un piccolo diverbio tra tifosi romanisti. Cose che chiunque frequenta lo stadio ha visto almeno una volta nella propria vita e di cui conosce bene la trama. Tanto è vero che quasi ovunque persino il servizio d’ordine preferisce lasciar risolvere alla tifoseria stessa le frizioni, in maniera da non esacerbare gli animi. E invece da queste parti funziona in maniera diametralmente opposta.

Quasi come fossero stati sciolti da qualsiasi forzata imposizione, gli agenti fanno irruzione nel settore e cominciano a manganellare alla rinfusa, rompendo diverse teste e producendo un naturale parapiglia tra chi fugge e chi prova a difendersi, invitando platealmente i tifosi ad uscire fuori per affrontarsi. Un comportamento ben lontano da chi l’ordine pubblico dovrebbe tutelarlo.

Alla fine sono due gli arrestati (uno è stato rilasciato e l’altro sarà processato oggi per direttissima con l’accusa di turbativa dell’ordine pubblico) con i gruppi che per solidarietà tolgono gli striscioni non tifando per l’intera partita.

Ma non solo, non paghi di quanto fatto, braccano diversi ragazzi intenti a dirigersi al bagno impedendoglielo, e tengono un intero settore serrato in una recinzione neanche fossero maiali nella stalla.

Ricordiamo tutti l’apertura di un fascicolo per le cariche gratuite perpetrate dalla polizia greca ai tifosi del Bayern Monaco (processo che fu favorito e corroborato dalla netta presa di posizione del club bavarese). Presa di posizione sacrosanta, ci mancherebbe, che tuttavia dovrebbe esser attuata anche laddove protagonista (seppur relativo ma quanto meno compiacente) è un calcio d’élite come quello spagnolo.

E penso di poter dire ciò con sufficiente cognizione di causa essendo abituato a un Paese come l’Italia dove abusi e soprusi delle forze dell’ordine nei confronti dei tifosi sono all’ordine del giorno. Anche se, qualcuno potrà anche sorprendersi, credo che le forze dell’ordine italiane – rispetto ai colleghi spagnoli – conservino persino un minimo di ragionevolezza e buon senso.

Senza scomodare le cariche selvagge ai manifestanti catalani, andate in mondovisione qualche settimana fa, a tal proposito non potrò mai dimenticare un capodanno trascorso a Madrid. Alla mezzanotte tutti sono soliti ritrovarsi nella piccola e graziosa Plaza Mayor, dove vige il divieto d’ingresso per le bottiglie in vetro. Per mettere in atto questa prescrizione ci sono dei veri e propri prefiltraggi agli ingressi della piazza. Ebbene, quella sera qualcuno ebbe la sciagurata idea di eludere i controlli e quando la polizia se ne accorse pensò di caricare all’impazzata nel bel mezzo di un posto nero di gente, peraltro persone inermi (donne, vecchi e bambini). Più facile fare un morto così che con una bottiglia di vetro. Questo tanto per capire di quale libertà d’azione e non rispetto di qualsiasi basilare regola di convivenza civile godano spesso gli uomini in divisa in Spagna.

Del resto che non sarebbe stata una trasferta esaltante, al di là delle sempre prevedibili escandescenze della polizia, lo si poteva intuire dal doversi arrampicare fino al terzo anello del nuovo Estadio Metropolitano anche avendo pagato la bellezza di 60 Euro per un settore ospiti (a Stamford Bridge, con le gradinate attaccate al campo, il prezzo era di 40 Euro). Un fedele sunto di quello che sta diventando lentamente il pallone, soprattutto in determinati Paesi (come l’Italia) dove la costruzione di nuovi stadi è vista come una grande opportunità per allontanare la working class dalle gradinate e trattare a pesci in faccia i tifosi ospiti, allontanandoli il più possibile dal terreno di gioco.

Se poi pensiamo che visitare il “vecchio” Vicente Calderon sembra un’opera impossibile e quasi pretenziosa (il sottoscritto ha provato a chiedere debita autorizzazione al club non ricevendo risposta ed è stato respinto nel vano tentativo di visitare lo stadio, spiegando le ragioni editoriali che c’erano dietro) quando proprio i suoi finti difensori ne permetteranno l’abbattimento senza batter ciglio, allora potremmo avere un quadro più chiaro. Ed entrare nell’ottica dello smantellamento di quel calcio che per generazioni ha avvicinato alle curve anche i meno abbienti.

Di certo anche il pubblico del Metropolitano – fatta eccezione per la curva che ha comunque offerto una buona prova – lascia davvero più di qualche perplessità: ingresso a cinque minuti dall’inizio, parziale deflusso per andare al bar a cinque minuti dalla fine del primo tempo, con la partita ancora in corso, e deflusso finale ben prima del termine. Con i colchoneros in vantaggio per 2-0 e un clima che, nella normalità, dovrebbe essere di festa. So che bene o male questa è da sempre la routine in Spagna, ma da quelli dell’Atletico me lo sarei aspettato un po’ meno.

Di positivo, come accennato, resta la prestazione della curva atletista. Sebbene privo di striscioni (credo in seguito alla morte di Jimmy, tifoso del Deportivo La Coruna, qualche anno fa) il Frente è ancora presente e organizza il tifo in maniera più che efficace. Tanto colore, tanta voce e tanto movimento. Certo, nessuno si offenda se mi permetto di dire che il movimento ultras spagnolo è anni luce indietro a quello italiano (basterebbe vedere le presenze in trasferta, e nella fattispecie quella misera dei tifosi madrileni a Roma). Però va dato loro atto di riuscire spesso a coinvolgere tutti i presenti. Molto belle le numerose sciarpate effettuate durante la partita. Un po’ meno i diversi buchi ai lati del “Fondo Sur”. Ma credo che anche qua incida il prezzo esorbitante per i non “membri”.

La serata finisce con gli ultras dell’Atletico “unici supersiti” alla frettolosa fuga verso le proprie case. Si levano potenti le note di un coro sulla base dell’ormai inflazionato “Un giorno all’improvviso”.

Il settore ospiti è invece ancora pieno. Scuro, attonito e triste. E non è di certo solo la sconfitta ad aver prodotto un simile effetto.

Simone Meloni


da ilromanista.eu

Il racconto di un’odissea: provocazioni, strattonamenti e manganellate
La trasferta di Madrid era nata in un clima di festa e di amicizia tra le tifoserie

Osservando le facce dei tremila romanisti presenti al Wanda Metropolitano verrebbe da chiedersi, stravolgendo i versi di Bob Dylan, quante trasferte debba collezionare un tifoso prima di meritarsi di essere trattato come un cittadino. Volti seri e solcati dalla delusione accompagnano l’uscita mentre tutto intorno tace. Occhi increduli si incrociano con quelli curiosi di chi vorrebbe sapere qualcosa in più. Eppure basterebbe uno sguardo per rendersi conto di quanto l’insuccesso sul campo sia solo la triste e scontata fine di un mercoledì indimenticabile nella sua folle evoluzione. E pensare che tutto era iniziato con le immagini della metropolitana invasa da bandiere dell’Atletico e da stendardi giallorossi, con cori di scherno verso le rispettive rivali cittadine, pacche sulle spalle e sorrisi. Nonostante il comunicato delle autorità spagnole relativo ai “profili di alto rischio” per la sfida del Metropolitano, per le vie della città tifosi spagnoli e italiani si sono mischiati in una tranquillità quasi surreale. Presupposti di una serata che avrebbe dovuto concedere ai presenti e non solo le immagini della contesa sul manto verde e un botta e risposta sugli spalti tra due tifoserie tra le più passionali dei rispettivi paesi. “Gioie e giornate amare” cantano i romanisti a chi si chiede cosa rappresentino le partite per questi uomini, donne e bambini pronti a far bagagli per stare al fianco della Roma. In fondo viaggiare al seguito è come un terno al lotto, una meravigliosa scommessa a scatola chiusa. Son partenze e speranze e ritorni dagli esiti incerti.

Una strana trasferta
Erano arrivati in compagnia dei tifosi dell’Atletico e senza causare il benché minimo problema, i romanisti. Camminando dal Fondo Sur, proprio sotto la curva di casa, erano giunti dalla parte opposta mischiandosi agli altri in un flamenco di passioni opposte quanto simili. E mentre si incamminavano verso le porte d’accesso piccoli episodi a far presagire qualcosa di ben più grave. Bandane giallorosse strappate dal collo, lattine vendute regolarmente all’esterno dello stadio e sottratte con forza dalle mani dei legittimi proprietari. E mentre il settore si riempiva sempre più tingendo di giallo e di rosso le vetrate, un parapiglia ad attirare l’attenzione dei presenti. Si può litigare anche in famiglia, son cose che succedono d’altronde. D’improvviso però a farla da padrone sono gli agenti in antisommossa che si palesano dalle scale e, in compagnia della sicurezza interna (anch’essa munita di manganello), ecco la mossa che nessuno si aspetta. Come spegnere il fuoco lanciandoci sopra della benzina. Sono colpi alla cieca verso tutti, senza una logica se non quella di stabilire un ordine tutto loro. “No need to argue”, nessun bisogno di discutere il nome dell’album a lungo in vetta alle classifiche italiane. E di discussione in quell’anello del Fondo Norte non se n’è vista l’ombra, se non i tentativi di molti romanisti di capire cosa avesse spinto quegli uomini a colpire con cotanta forza, gettando tutti nello stesso calderone, ridendo beffardi del loro operato e facendo volteggiare manganelli come trofei. “Tum, tum, tum” mima un responsabile della sicurezza vantandosi dei colpi rifilati dopo aver sbattuto a terra chi provava a far notare, anche con veemenza, quanto fossero eccessive queste reazioni. Volti di romanisti a contatto con l’asfalto, teste sotto suole di scarponcini e due arresti con conseguente processo per direttissima. Se nel resto dello stadio erano persone in piedi, poggiate sui vetri, saltellanti e giustamente fuori controllo, in quel piccolo spicchio quelli che furono leoni a Stamford Bridge sono stati ridotti in gabbia, senza via d’uscita. L’uscita negata dai membri della Ariete Seguridad a chi voleva recarsi al bagno o addirittura abbandonare lo stadio in segno di protesta. Una società di sicurezza dal recente passato piuttosto turbolento, considerando l’accusa per comportamenti omofobi e razzisti e minacce verbali registrati nel vicino comune di Fuenlabrada nel maggio scorso, per citarne una. Alcuni mesi fa il Bayern Monaco inviò una lettera di protesta alla Uefa sottolineando il comportamento ritenuto eccessivo e fuori luogo delle forze dell’ordine madrilene nei confronti dei suoi tifosi. Una spiegazione chiesta a gran voce dai romanisti a cui son seguite reazioni senza logica alcuna. “La musica non c’è” passata dagli altoparlanti mentre lo stadio si svuota. Quella melodia di cori e tifo che non c’è stata al Wanda Metropolitano. E se ci sono delle colpe, che esse siano divise. Equamente.

Gianvittorio De Gennaro