lunedì, ottobre 23, 2017 Anno XV
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Fra le immancabili stupidaggini più in voga nelle chiacchiere da bar sport, (ove “bar sport” è ormai una locuzione del tutto desueta, non ne esistono più: la gente al bar, nella comunque remota ipotesi ci si fermi, parla d’altro ed è quindi più corretta la freccia semantica “chiacchiere da radio e social network”), quella più in voga fra commentatori e seguitori delle vicende romaniste riguarda (o riguardava) la pertinace mania integralista dell’allenatore Eusebio Di Francesco.

I detrattori rimproverano al tecnico abruzzese di voler a tutti i costi adeguare le prestazioni dei suoi prodi pedatori ai suoi sacri ed inviolabili schemi, deleteri e controproducenti anche in quanto ispirati all’abito mentale del suo presunto mentore boemo. QUATTROTRETRE! E basta! Disastri e disagi dei prodi in maglia giallorossa, che non si ritroverebbero nelle difficili alchimie tattiche di Eusebio l’integralista, addirittura tentativi di golpe tecnico e ammutinamento dei senatori dello spogliatoio, con punte parossistiche nell’illuminato parere dell’irriducibile cercatore di paradossi Dotto (dove irriducibile non è usato a caso), che ci illumina con la cognizione della sfiducia completa dei ranghi societari, giocatori compresi, nei confronti dell’allenatore.

Nel frattempo, la Roma vince cinque (5) partite di fila, in tre delle quali non prende neanche lo straccio di un tiro in porta verso Alisson, nelle quali segna una valanga di gol. E nelle quali, un occhio più attento e con maggior buonafede negli intendimenti non può non notare come in realtà, quando c’è da ricorrere alla tattica, Di Francesco mette da parte la strategia per adeguarsi alla bisogna. E noti pure come quei birichini di senatori dello spogliatoio prendano, ma anche diano consigli all’allenatore. E ne scaturisce una unità di intenti, uno spirito di squadra che avevamo noi tifosi cominciato a dimenticare.

E così, ideando e adeguando tutti insieme, nascono imprese come quella di Milano che, dopo aver annoiato e preoccupato per un’ora, ci hanno poi esaltato e fatto gioire. A poco a poco, senza grandi voli pindarici o ambizioni smodate, consci che chi ha costruito questa squadra ha pensato prima al bilancio, poi ai sostenitori che patiscono per le sue gesta, questo gruppo e questo allenatore cominciano ad entrare in sintonia con noi e a stimolarci sentimenti che faticavamo a ritrovare. Oltre che a smentire coi fatti i soliti seguaci dello sport loro più adatto, il getto della merda nel frullatore. Attenzione a non restare con una mano impigliata nelle pale…