giovedì, Luglio 02, 2020 Anno XV
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Dopo la partita in Transilvania c’era tornata in mente la Roma del Barone, normalmente flemmatica come il suo ispiratore, ma in grado di infiammare all’istante la scena e di colpire in maniera inesorabile. Ci siamo ricordati di quell’andamento lento, dondolante e ritmato, capace di accelerazioni tanto improvvise quanto tremendamente efficaci.

Pensavamo quindi che il nuovo assetto tattico avesse suggerito in generale un approccio più prudente, lasciando alla qualità tecnica dei calciatori, che la Roma ha in rosa, di fare la differenza.

La nostra era solo una suggestione.

La partita di oggi ha invece dimostrato che in trasferta e in casa non sempre va in onda lo stesso film. Questo accade spesso quando il regista non ha le idee chiarissime sulle parti da assegnare a ciascuno dei protagonisti ma, diciamolo tra noi, non venisse mai di peggio!

Abbiamo quindi assistito ad un combattimento a viso aperto con continui capovolgimenti di fronte fatti assai più da lancioni a svariare alla ricerca di qualcuno li davanti che facesse qualcosa che non a quel disegno perfetto rasoterra che tracciava proiezioni geometriche avviluppanti e apparentemente sconclusionate ma ingannevoli per gli avversari come i quadri di Escher per la percezione sensoriale comune.

È però andata in onda una sfida avvincente, colpo su colpo, con una squadra specchio come quella dei viola che in estate aveva rappresentato per alcuni un termine di paragone.

Da questo confronto, oltre che il risultato, indubitabilmente il fatto più interessante, sono uscite altre cosette che meritano di essere sottolineate.

La prima: lodato sia chi ha lasciato Mutu e Vargas dove stanno. Non vogliamo certo paragonare il primo con il secondo, mai confrontare la seta con la lana, ma che le cose siano andate così, oggi come oggi, non ci deve dispiacere poi tanto.

La seconda invece sta in casa nostra ed sicuramente il partitone del roscio norvegese che è riuscito per la prima volta ad offrire un presidio continuativo della fascia sinistra. Gli ha detto anche male in qualche occasione ma oggi sembrava un giocatore vero e non il cugino sceso a Roma per visitare i manumenti. Al buon John Arne Riise ora manca solo di mostrare quelle saraghe fulminanti che tirava in Premier League per aiutarci a far corrispondere le tessere del mosaico dei ricordi con quelle oggi oramai scompaginate dei desideri.

La terza riguarda la difesa che è tornata imperiosa. Grande Filippo e bravo Juan, puntuale e preciso, checché ne dica l’ex arbitro Longhi in televisione.

La quarta, forse la più importante, è che oltre alla battuta Fiorentina, si cominciano a manifestare un congruo numero di cavalli di ritorno.

Tra tutti Udinese e Lazio, che sembra abbiamo fatto una sparata di inizio Campionato che una volta era appannaggio della modulazione delle neopromosse, mentre il Napoli si è difeso come ha potuto in quel di Milano e, nelle nostre opinioni, pensiamo che possa essere la reale avversaria se e quando riusciremo a portare a casa quel famoso quarto posto di cui abbiamo bisogno come l’aria per respirare.

Certo è che non eravamo partiti con queste idee e sarebbe stato curioso vedere cosa sarebbe accaduto se la porta scorrevole del destino avesse fatto entrare il rigore del Capitano nella finale di Supercoppa.

Ma la realtà oggi è questa e dobbiamo prenderla partita dopo partita, finale dopo finale.

In fin dei conti, nelle corse dei cavalli, l’handicap è assegnato a quelli più forti.

E l’aglietto, con l’olietto, è tanto consolatorio insieme allo spaghetto.

Ad maiora