martedì, Ottobre 26, 2021 Anno XXI


La Roma va anche in Coppa Italia. Giochicchia con la Triestina non prima di aver subito almeno un paio di belle “smaltite” e chiude la pratica in un solo tempo. Gli spalti dell’Olimpico semideserti e la gare alle 17 di un giorno lavorativo testimoniando quanto sia ancora lontana una soluzione organizzativa per la Coppa Italia che regali un minimo di interesse alla competizione.
Legare infatti, come propongono alcuni, la possibilità di conquistare un posto in CL per chi si aggiudicasse il torneo, non risolverebbe il problema del percorso per arrivare alla finale, che è la vera nota dolente.
Forse potrebbe aiutare una formula interamente mutuata dalla Coppa d’Inghilterra, ma servirebbe un po’ più di coraggio nella Lega Calcio per fronteggiare le possibili e prevedibili lamentale dello squadrone di turno che potrebbe trovarsi fuori prima ancora di aver realizzato che la partita è una sola e che si svolge a casa del meno quotato dei contendenti.***

Ha tenuto banco e continua a tenere banco in questi giorni la vicenda, e il titolo è interimente dedicato ad essa, della pubblicazione da parte de “Il Romanista” degli interrogatori di Rosella Sensi dai quali emerge la consistenza del rapporto che c’è stato tra la Roma e il famoso “palazzo” smascherato dallo scandalo di Calciopoli.
Era naturale, e ci stupisce che si stupisca il Direttore Luna, che molti tifosi, tra cui noi, si siano chiesti il perché adesso?
In effetti la ROMA e’ seconda in classifica, esprime di gran lunga il miglior gioco del campionato, ha una rosa di titolari con tre campioni del mondo, uno dei quali è tra i più grandi calciatori del pianeta che ci regala gioielli tecnici praticamente ogni domenica, l’ombra lunga della canna del gas, leggi situazione debitoria, si sta leggermente diradando, la Roma è rimasta fuori dalla melma di Moggiopoli e il quotidiano dei tifosi più tifosi del mondo che fa? Spara sull’Amministratore Delegato dell’AS Roma.
Perché, qualsiasi sia la giustificazione, l’effetto è questo. Il paese sarà sicuramente avvelenato da rigurgiti di dietrologia, ma capire la tempistica di questo intervento è francamente difficile. Per dei tifosi poi, forse è impossibile. Tafazzi, pestandosi bottigliate sui genitali, non sarebbe stato in grado di fare di meglio.
Noi siamo stati a nostra volta assai critici sia con la Sensi che con Pradè, lo siamo stati quando non si vedeva una via di uscita e la squadra sembrava in caduta libera. Lo siamo stati quando abbiamo coniato lo slogan “Mai Vassalli” e “Meglio in B che con questi qui” e per vedere le date basta cliccare sull’icona in home page. Ma sparare un siluro adesso contro chi per bravura, fortuna o caso, ci ha portato fuori dalle secche, ci è sembrato francamente incomprensibile.
Oggi però il Direttore Luna spiega i suoi motivi e francamente, dal suo punto di vista, la spiegazione è ineccepibile. Ponzio Pilato al confronto è un bambino.
La Sensi le cose che ha detto nei verbali le avrebbe dovute dire ai tifosi, tifosi che gli hanno consentito di smarcarsi, attraverso la pressione esercitata (Il Romanista in testa a capeggiare la rivolta), dai protagonisti del malaffare e del marciume pallonaio. Poi, ma questa è la vera sintesi del vero giornalista, “Notizia è, quando notizia esce!” per dirla alla Vujadin Boskov.
Tutto regolare. Il problema è che tu non ti chiami, e lo abbiamo detto altre cento volte, “La pravda del calcio” o il “Corriere di San Basilio”. Tu ti chiami “Il Romanista” e teoricamente, ma solo teoricamente, dovresti fiancheggiare la Roma e i suoi tifosi.
Già ma forse il problema è proprio questo. Quali Roma e quali tifosi?
Quelli che il giorno prima insultavano Cassano e il giorno dopo strillavano “Rosella Sensi bla bla bla!”? La cordata di Palazzinari che vorrebbero la Roma a gratis? La cordata che dovrebbe farsi carico dell’azionariato popolare? L’intellighenzia rappresentata dai Costanzo dai Floris e dai Fuccillo? Perché di romanisti ce ne sono tanti e sembra di capire che tutti gli interessi non siano convergenti.
Per risolvere i conflitti noi una soluzione l’avremmo.
Il Direttore cambiasse nome al giornale. Lo chiamasse “Il giornale dei tifosi più tifosi” e noi non avremmo nulla da eccepire.
Faremmo le nostre polemiche senza sentirci ingaggiati in guerre fratricide che rischierebbero, ma questo è una panzana visto che la comunicazione romana pullula di doppiolavoristi, di mettere per strada “cooperative” di padri di famiglia.
Sarebbe curioso chiedersi, ma sarebbe da canaglie, se la cooperativa usufruisce dei fondi della legge sull’editoria. Noi però non lo faremo mai.
Non lo facciamo perché non vogliamo essere ingaggiati in guerre tra gente che oggi si pesta e magari domani sta a cena assieme.
Noi siamo seri, ce lo possiamo permettere: siamo tifosi.
Ad maiora