giovedì, Ottobre 29, 2020 Anno XV
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Quando il tabellone dell’Olimpico ha segnalato il vantaggio bergamasco a Milano, solo pochi minuti dopo che Rodrigo Taddei aveva illuminato la Sud con un gol leggendario, l’animo lupino che vive bello, solido tosto dentro di noi ci ha suggerito che sicuramente non avremmo trovato nessun regalo sotto l’albero. E’ passato l’angelo e ha detto amen!
L’Inter infatti è riuscita a pareggiare con Adriano il desaparecido e addirittura a vincere con un autogol. C.V.D., ovvero: come volevasi dimostrare.
E non è motivo di alcuna consolazione il fatto che durante l’anno solare i nostri punti in campionato e i loro si equivalgano perché non possiamo dimenticare che nel frattempo (proprio nello stesso anno solare) abbiamo perso con loro due finali e ci troviamo oggi sette punti sotto in un campionato che si raddrizzerà solo se si manifesterà nel frattempo un cataclisma.
Nessuna voglia di avvelenarci e avvelenarvi il Santo Natale con considerazioni fuori luogo, ma confessiamo che questa questione ci angustia assai e proviamo a spiegarvi anche il perché.
Lungi da volerci confrontare con i destini tristi di due squadre, Toro e Lazio, che hanno fatto del tremendismo il marchio di fabbrica delle loro storie centenarie, siamo consci della sostanziale inconcludenza che ha invece avvolto la nostra solopernoi gloriosa storia che ci ha fatto amare, quasi ai limiti della richiesta di gemellaggio, quel gentiluomo di Dorando Petri.
In questo percorso di “ho fatto tanto ma non ho visto niente” da Brillantina Linetti dei giorni nostri, ci aveva affiancato ultimamente una squadra ex-onusta di gloria: l’Ambrosiana Inter che anzi ci aveva superato, diventando in un sol decennio il vero zimbello delle tifoserie italiane.
Potete quindi bene immaginare quanto ci possa far rodere il chiccherone che questi moderni paladini del principio De Coubertiniano, con in testa il presidente Moratti primus inter pares, trovino la possibilità di maramaldeggiare solo contro di noi.
Oltre infatti alle occasioni che vi abbiamo segnalato, oggi ci hanno anche affiancato e forse ci supereranno in un record, quello dell vittorie consecutive, che eravamo riusciti a portare a casa solo un anno fa e che eravamo pronti a scommettere che chissà per quanto avrebbe resistito.
Con la mente affumicata da questi foschi pensieri passa in secondo piano l’ennesima bella prova della Roma nostra a cui probabilmente, e prima o poi ce ne dovremo fare una ragione, si attaglia meglio il ruolo di testimone che quello di protagonista.
Non può essere portato infatti a giustificazione, e addirittura meno, utilizzato come consolazione, il dato oggettivo che oggi come oggi si stiano misurando in una gara una corrazzata e un peschereccio.
Potremo dire tra noi che reggiamo il confronto tra gli undici e che il nostro conducator e bello, ispirato e intelligente; ma questo avrebbe il restogusto un po’ amaro dell’aglietto.
Dobbiamo oggi limitarci a sperare che i nostri eroi non eccedano, come è spesso successo in questi ultimi anni, in festeggiamenti eccessivi.
Per mantenere intatta la speranza abbiamo l’obbligo di santificare il dato numerico e per fare questo siamo obbligarti a non pagare di nuovo dazio alla sospensione natalizia.
Il bilancio di questo anno in controluce è quindi rimandato ai prossimi giorni quando potremmo agevolmente approfittare del’assenza delle partite.
Possiamo solo accennare che, lato CoredeRoma, è stato un anno pieno e importante.
Prendiamo quindi commiato, cominciando a scaldare l’olio per i filetti di baccalà e l frittelle di broccolo, con gli Auguri per un Natale sereno per tutti i nostri amici che ci seguono in ogni parte del mondo e che condividono con noi questa malattia che si chiama Roma.
A loro e ai loro cari il nostro consuetoAd maiora