martedì, luglio 16, 2019 Anno XV
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Una maglietta. Uno striscione. E una sentenza che farà discutere. Sullo sfondo, la tragica fine dell’ispettore di polizia Filippo Raciti, deceduto il 2 febbraio 2007 in seguito alle ferite riportate negli scontri coi tifosi prima del derby Catania-Palermo.
Per quella morte ci sono due colpevoli, condannati in via definitiva per omicidio preterintenzionale. Uno di loro, l’alloradiciassettenne Antonino Speziale, si è preso 8 anni di carcere: secondo l’accusa, sarebbe stato lui a provocare all’agente la lesione letale al fegato, usando come ariete un sottolavello in metallo. Se ricordate, lo scorso novembre, all’ex ultrà etneo era arrivato l’inatteso sostegno del centravanti della Nuova Cosenza, Pietro Arcidiacono, che aveva scelto il modo peggiore per uscire dall’anonimato della Serie D: dopo aver realizzato un gol, aveva pensato bene di esporre una maglietta con la scritta «Speziale innocente». In poche ore, quell’immagine aveva fatto il giro d’Italia, sollevandoindignazione e sconcerto. Ma anche ammirazione. Da parte di chi? Degli ultras.

Così, a inizio dicembre, erano apparsi in alcuni stadi striscioni pro-Arcidiacono, squalificato dal giudice sportivo fino al 20 luglio 2013 e destinatario di un Daspo (divieto di partecipare a manifestazioni sportive) di 3 anni (poi revocato). All’appello non avevano voluto mancare alcuni esponenti della Curva Nord dell’Inter, che avevano srotolato un lungo lenzuolo bianco con la scritta«Arcidiacono orgoglio degli ultras» durante il match a San Siro con il Palermo. Il messaggio neanche troppo sottinteso: è un nostro idolo chi solidarizza con l’assassino di uno «sbirro». Un messaggio inequivocabile per la Questura di Milano, che aveva immediatamente disposto 3 Daspo da 3 anni per altrettanti tifosi: Mauro M., Massimo S. e Claudio C. ospiti indesiderati in tutti gli impianti sportivi italiani e degli altri Stati membri dell’Unione Europea, dalle amichevoli alle gare di Champions League.
Il motivo? Secondo i funzionari di via Fatebenefratelli, i tre «avrebbero propagato un messaggio di evidente incitazione e istigazione alla violenza». Non la pensano così i giudici del Tar della Lombardia, che l’altro giorno hanno sospeso il provvedimento. Riaprendo le porte del Meazza ai tre tifosi. I giudici sono convinti che quello striscione sia solo «un messaggio di solidarietà verso un calciatore reo di aver espresso, seppur in modo discutibile, la sua opinione, e non di una forma di comprensione verso l’atto criminale compiuto nei confronti dell’ispettore Raciti». E ancora, i sostenitori nerazzurri sarebbero stati sottoposti dalla Questura «al pregiudizio grave e irreparabile di una forte compressione della loro libertà individuale». Ora possono tornare sugli spalti. In attesa dell’udienza di merito. Data? 4 dicembre 2013.
[Fonte: Il Giorno]

Per Corederoma
Paolo Nasuto