sabato, novembre 23, 2019 Anno XV
          Iscrizione Torna alla Homepage Segnala il sito


Dopo l’ennesima disarmante sveglia abbiamo pensato alle vicende della Roma come a quelle descritte in molti romanzi di Dickens, coacervi di sorti tristi e melanconiche, fortune improvvise e inattese condite da altrettanti subitanei rovesci con schianto finale.

E’ di tutta evidenza che lo zio d’America non ci ha portato granché bene ed è persino troppo facile oggi rievocare con i lucciconi agli occhi le sorti del vituperato Pradè e della gestione Sensi. In due anni sono cambiati assetti e riferimenti ma ciò che non è cambiato è la mollezza offensiva con cui i “nostri eroi” ci espongono al pubblico ludibrio.

Pensavamo, ed avevamo torto, che una squadra di presunte buone individualità in mano ad un allenatore capace potesse avere un potenziale buono, se non per primeggiare, almeno per divertirci un po’. Errore.

L’allenatore finora sembra un pugile suonato muto d’accento e di pensiero e i migliori sono invariabilmente il Capitano e un giovanotto di belle speranze che ha fatto bene nel Crotone, che propriamente non è il Real Madrid.

Gli altri, quasi tutti gli altri, sono una marea di non pervenuti, di eroi per cinque minuti, ingolfati da attese che mai raggiungeranno una concretezza e che, se lo faranno, sarà forse in un prossimo futuro e lontano da qui. Per diventare una sega sembra sia sufficiente varcare i cancelli di Trigoria come per tornare ad essere un giocatore di calcio, basta fare fagotto e allontanarsi dal nostro quartier generale.

E a questo crediamo non sia estranea l’indeterminazione societaria con una proprietà definita da rapporti di forza non in grado di esprimere linee di condotta e politiche industriali determinate e continue. Si sfatano così anche i falsi miti di professionisti che, indicati come i “migliori” del mercato, in grado di miracol mostrare, non ne imbroccano più una almeno da quando si occupano di noi.

Zeman, ma a questo punto dobbiamo metterci dentro anche Luis Enrique, diventa il “pronto contro termine” da spendere con la tifoseria perché, in effetti, non c’è nulla davvero da mettere sul tavolo del tanto sventolato progetto.

Delusione quindi? Tanta. Dimissioni? Certo più auspicabili quelle della dirigenza che non quelle dell’allenatore, almeno a breve. Ci piacerebbe per una volta nella vita non fare zero a zero come Pip, il protagonista di Grandi Speranze, il Great Expectations del titolo.

Noi come CoredeRoma continuiamo ad invocare  azioni eroiche che, ormai è arcinoto, non trovano ospitalità dalle parti di Trigoria. Sembrerebbero maturi i tempi di una contestazione civile ma necessariamente pressante. Una volta ci scappavano anche i pesci e le pesciate.

Altri tempi, altri tifosi, altra Roma.

Ad maiora