martedì, luglio 16, 2019 Anno XV
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Sul borderò di fine serata il dato non è stato nemmeno troppo negativo: 9.061 paganti da aggiungere ai circa 31mila abbonati per un totale superiore a quota 40mila. Il colpo d’occhio offerto da San Siro ieri sera per Milan-Cagliari, invece, era ben lontano da quanto meriti la squadra campione d’Italia impegnata in una lunga volata scudetto contro la nemica storica. Sulle tribune si sono presentati non più di 20mila spettatori lasciando larghi ed evidenti vuoti in tutti i settori. Colpa del freddo certamente, però non si tratta di un’eccezione in una stagione in cui Ibrahimovic e compagni stanno faticando ad attirare allo stadio i tifosi malgrado buone prestazioni, vittorie e gol a grappoli.
C’è un dato che è clamoroso. Dopo le prime dieci partite casalinghe del campionato la media presenze a San Siro rossonero è ferma a quota 41.237 con un indice di riempimento del 51,5%. Numeri lontani anni luce non solo dai tempi felici del Milan di Sacchi e del primo Berlusconi (che faceva l’esaurito in campagna abbonamenti tanto da studiare formule per escludere le tifoserie avversarie e recuperare altri biglietti), ma anche dal recente passato.

Un anno fa a fine stagione la media era stata superiore allo soglia dei 50mila (53.922) negli anni Duemila solo in due occasioni, nel 2009/2010 e nel 2006/2007 stagione post-Calciopoli, ci si era fermati al di sotto. Un trend non legato ai risultati del campo se è vero che i record dell’ultimo decennio non sono legati a stagioni vincenti in campionato per i rossoneri: nel 2002/2003 la media fu di 61.534 spettatori e nel 2004/2005 addirittura di 62.574 ed in entrambi i casi a vincere lo scudetto era stata la Juventus.

Cosa sta succedendo? La comparazione dei numeri non dice tutto perché – ad esempio – nel conto di questa stagione mancano ancora alcune sfide di grande richiamo come il confronto con la Juventus (tutto esaurito garantito) e gli incroci contro Roma e Napoli. Però il dato non può essere sottovalutato perché sta diventando costante nel tempo. Solo una volta da settembre a oggi San Siro ha superato le 50mila presenze in campionato; è stato nel derby da tutto esaurito. Ben tre volte ci si è fermati al di sotto di quota 40mila (Udinese, Cesena e Parma).

Per tentare un confronto, sta perdendo meno spettatori rispetto alla passata stagione l’Inter (da 58.764 a 51.051) che pure è protagonista di un campionato deludente. E anche i numeri della Coppa Italia non sono incoraggianti. Contro il Novara una settimana fa i paganti erano la miseria di 1.920 e la sera successiva – per fare un esempio – Inter-Genoa aveva superato quota 12mila. Pesa l’invadenza sempre maggiore delle televisioni e la crisi che ha reso più selettivi i tifosi accorsi in massa, ad esempio, a sottoscrivere i miniabbonamenti per la Champions League dove il traino della sfida contro il Barcellona ha permesso incassi adeguati anche contro Bate Borisov e Viktoria Plazen che altrimenti avrebbero rischiato un flop colossale e che, invece, sono andati agli archivi con oltre 66mila spettatori.

Si impone una riflessione seria. Molti club stanno lanciando formule di abbonamento scontate per la seconda parte del campionato provando anche ad aggirare le rigidità della tessera del tifoso. Una scelta obbligata per cercare di recuperare in primavera il terreno perso in inverno.

gcapuano

Per Corederoma
Paolo Nasuto