mercoledì, Ottobre 21, 2020 Anno XV
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La storia è fatta di grandi eventi e di date da ricordare. Il 30 maggio per noi tifosi romanisti è una di queste. Non stiamo a nasconderci dietro frasi fatte o stereotipi dl tipo”io passo dal 29 al 31 maggio”. Non possiamo rimuovere nè dimenticare che quel giorno toccammo il tetto d’Europa e che 10 anni dopo colui che quel tetto ce lo aveva fatto toccare con il primo e vincente calcio di rigore della serie finale , IL CAPITANO DELLA ROMA CAMPIONE D’ITALIA 82/83 , decise che questo mondo non era più il suo e se andò , con clamore , dopo una vita passata a cercare la navigazione a fari spenti : GRANDE E IMMENSO CAPITANO DI UNA GRANDE E IMMENSA SQUADRA.
Non possiamo rimuovere nè dimenticare il 30 maggio. E’ parte fondamenttale della nostra vita. Quel giorno molti di noi voltarono pagina nella loro vita da tifosi. In tutta sincerità quando iniziai a seguire la Roma, la Coppa dei Campioni la vedevo in registrata il mercoledì sera nella rubrica della Rai “Mercoledì Sport”. Poi arrivarono la Tv Svizzera, con le indimenticabili e forbite telecronache del mitico Giampiero Albertini, Capodistria con i divertentissimi Sandro Vidrih e Sergio Tavcar che commentavano le partite delle squadre jugoslave con grande partecipazione e la Tv Francese Antenne 2,rigorosamente in bianco e nero, mia prima e personale scuola di francese grazie alle favolose telecronache di Daniel Cazal del grande Saint Etienne di Janvion, Revellì, Rochetau, Bathenay, del grande Larquè, centrocampista di caratura internazionale e anima degli “stephanoise” e di tanti altri fortissimi giocatori in maglia “verts” che spopolavano in tutti i campi Europei arrivando sempre in fondo ma non vincendo mai.Mi ricordo un quarto di finale di Coppa Campioni del 77 contro il Liverpool che poi a Roma vinse in finale la sua prima Coppa Dei Campioni contro il Borussia. All’andata 1-0 per i francesi che furono seguiti ad Anfield da almeno 10.000 tifosi. Finì 3-1 ma il Saint Etienne se la giocò alla grandissima.Vedendo quelle “notti di sogni di coppe e di campioni” anni prima che Venditti le cantasse in modo tanto struggente, pensavo “chissà se mai vedrò la Roma sulla tv francese o svizzera in finale di qualche coppa ?”. Sembravano traguardi inarrivabili per noi che in quegli anni lottavamo per le briciole.
Poi venne Dino Viola e il coronamento del suo grande lavoro fu il 30 maggio.Non alzammo la Coppa ma “quella Roma” era una formazione conosciuta in tutto il mondo. I bambini in Europa conoscevano Falcao,Cerezo,Pruzzo e Bruno Conti e IL CAPITANO.Era un sogno che aveva preso vita.Il mondo collegato con lo Stadio Olimpico di Roma e la Roma a giocare la Finale di Coppa dei Campioni.
Un giorno indimenticabile e una ferita lacerante. Sarei bugiardo se dicessi che il dolore calcistico di quella serata non lo sento più. Ma dopo quasi un quarto di secolo il tempo ha lenito il dolore e ha lasciato soltanto ricordi belli.
Il ricordo di un cammino difficile ma sicuro fino alla semifinale. Le squadre molto forti che incontrammo, quando il Goteborg era la nazionale svedese e Bulgaria e Germania Est erano ancora mondi inespugnabili al di là della cortina di ferro. Il gol del 2-0 a Dundee e la paura che tutto sfumasse per opera di una mediocre squadra scozzese.Il 25 aprile 1984 e la dimostrazione di una forza assoluta e schiacciante culminata nel 3-0 che ci portò in finale.

Poi fu IL GIORNO.

Tutti abbiamo ricordi nitidi. Io avevo sostenuto il mio primo esame universitario il giorno precedente.Ogni tanto ho rivisto le immagini e la sequenza dei rigori.
Non nascondo che qualche lacrima è uscita. Forse pensando che avevamo 19 anni e la vita era ancora all’inizio.
Quella sera la storia si fermò a 11 metri da noi.La toccammo ma poi ci voltò le spalle e la vedemmo allontanarsi beffardamente insieme al pagliaccio Grobbelaar e a “Barney Rubble”Kennedy.
E’ passato tanto tempo e l’anno prossimo,25 anni dopo, la finale si giocherà di nuovo all’Olimpico.A dire il vero ce n’è stata un’altra nel frattempo, ma non appartiene al nostro calcio.
Abbiamo espiato e forse il destino ci darà un’altra possibilità. Credo che questa Roma se lo meriti, come “quella” Roma.Per il gioco,per il valore dei suoi giocatori e dei suoi tecnici e dirigenti.Per la nostra inattaccabile fede.
La storia è un giorno in cui hai la tua possibilità.
La storia è un giorno in cui quello che credi essere il più forte di tutti non ce la fa e ci lascia rimanendo per sempre nel nostro cuore.
La storia è un giorno in cui tutto questo sarà riscattato.
La storia è un giorno come il 30 maggio.
Un giorno da romanisti veri.