giovedì, dicembre 05, 2019 Anno XV
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Il giorno dopo, si sa, è sempre tragico, drammatico, angoscioso, ma soprattutto teatrale. Dopo aver assistito a un’altra sconfitta all’insegna del 3 (it’s a magic number) la sensazione di impotenza è sovrastante. Mi aspettavo di più, molto di più, da questi ragazzi, ma adesso non c’è alcun alibi che tenga.
Ieri non c’era nessun infortunato importante, anzi il nostro nostromo (a.k.a. Luciano Spalletti) aveva anche delle buone scelte in panchina. Non c’era nessuno squalificato, nessun arbitro che ti fischia contro. I presupposti per vincere, o almeno pareggiare, c’erano tutti. Ma le 11 signorine che sono scese in campo mi hanno, ci hanno, deluso ancora.
Nella vita, come nel calcio, ci sono previsioni e previsioni. Leggevo qualche settimana fa, quando eravamo tutti sotto l’ombrellone che la Roma “è una favorita, perché peggio dell’anno scorso non può fare”. Così allegra brigata Spalletti ha risposto non solo superando lo scempio di un anno fa, ma addirittura battendo il record. Incredibile. Teatrale, appunto.
E’ vero che avevamo di fronte una grande squadra, ancora più forte dell’anno scorso. Ma i gol della Juventus non sono nati da grandi manovre o azioni loro, ma da errori NOSTRI. Errori fondamentali, come quelli di Cassetti, di Riise, di Mexes, incapaci di stoppare una palla semplice semplice, di fare a spallate, di metterci un piede in più per deviare la palla. Sono questi gli atteggiamenti che mi fanno incazzare, che mi fanno dire che tifo solo la maglia, perché non mi va di incitare un pugno di femminucce che non sanno tirare fuori gli attributi, e che poi pretendono i prolungamenti contrattuali. Ci vogliono meno parrucchieri, più allenamenti, più sudore, più sacrificio, più rimproveri.
Già, rimproveri. Quelli che Spalletti ha ormai dimenticato di fare. E’ lui il protagonista di questa Roma. La sua faccia Giovedì, mentre prendevamo a pallonate gli slovacchi del Kosice era da funerale. Quella di ieri invece non l’ho vista, semplicemente perché la regia era molto più attenta ad inquadrare (giustamente) le esultanze di Diego & Company sotto il settore ospiti. Di tutta risposta leggo oggi che il gruppo giallorosso avrà due giorni di riposo. Oh, ma sì, il giusto premio per una grande partita, una prestazione storica. Mi chiedo, dov’è l’impronta del “condottiere”? Prima si rimprovera per i troppi tacchi e i pochi contrasti, poi si danno due giorni di riposo? Riposa chi lo merita, chi ha fatto bene, chi ha già dimostrato di valere qualcosa. Riposa il guerriero, non il parrucchiere.
Per quanto mi riguarda, questi giocatori, questa dirigenza, ma soprattutto questo allenatore, non sono più degni di fiducia, tantomeno di tifo. Ho cercato di difendere Rosella Sensi, ma adesso che mi trovo di fronte a una situazione così ridicola le chiedo solo di farci due regali: 1) mandare a casa Spalletti, perché sono stanco della retorica, ho bisogno di fatti; 2) andarsene, perché Roma, la Roma, e noi romanisti, meritiamo di più.

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